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iPhone e mercato enterprise: i problemi restano la gestione remota e il jailbreak

Pubblicato: 08 dic 2009 da aWilito


Se è vero che l’iPhone, soprattutto con le nuove funzionalità apportate dall’ultima revisione del firmware, è apprezzato tanto nel mondo business che in quello consumer, e che il numero delle applicazioni business su App Store è in crescita costante, è vero pure che nella forma attuale il telefono di Cupertino non garantisce gli strumenti necessari perché venga adottato massicciamente dalle grandi società. Le principali lacune sono l’assenza di strumenti OTA (over the air, cioè per la gestione totalmente remota) e il fenomeno del jailbreak.

Con iPhone OS 3.0, Apple ha portato su iPhone un gran numero di novità che solleticano il mercato enterprise: LDAP, sincronizzazione wireless dei calendari CalDAV, un più solido supporto alle VPN, una maggiore compatibilità con Microsoft Exchange, per non parlare dei backup crittografati, della varietà di protocolli di autenticazione implementati e della possibilità di gestire in modo molto preciso il comportamento del telefono attraverso Configuration Utility (con l’ultima versione del software si può, ad esempio, disabilitare persino la fotocamera).

Per molti ambienti, il livello di sicurezza garantito da queste feature può essere sufficiente, anche grazie alle garanzie aggiuntive garantite dalla cancellazione remota, ma la strada per fornire un supporto enterprise paragonabile ai competitor - RIM in testa a tutti - è lunga e in salita. Il problema è che iPhone è ancora troppo legato ad iTunes e ai cavi, per poter essere uno strumento affidabile. I dipartimenti IT vorrebbero poter inviare i profili mobili creati da Configuration Utility e le applicazioni direttamente over the air, e non è possibile affidarsi alla cura dei singoli utenti per praticare i backup ciclici, soprattutto quando lo scopo potrebbe essere raggiunto automaticamente e tramite WiFi e una VPN.

Ma il problema a monte è un altro: tutte queste restrizioni possono essere agilmente arginate finché sui dispositivi di Cupertino sarà possibile praticare il jailbreak, rendendo di fatto nullo il lavoro compiuto dai dipartimenti IT. E’ quindi evidente che, se Apple ci tiene a sfondare in questo profittevole segmento di mercato, la sua priorità sarà la messa a punto di un bootloader in grado di prevenire definitivamente gli artifici software alla base del jailbreak.

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1 commento

Commenti dei lettori

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  • Profilo di sigmund

    sigmund

    09 dic 2009 - 22:58 - #1
    0 punti
    Up Down

    A me sembra che dopo anni di nicchia Apple abbia fiutato l’affare del consumer e cominci ad infinschiarsi del businness/enterprise.

    E non è sicuramente un problema solo di iphone, io da utente diciamo professionale mi sono spesso sentito abbandonato da Apple, Mac in primis, pur rimanendo un fan della mela.

    L’unico motivo che tiene in piedi il reparto sviluppo enterprise dell’iphone è legato al fatto che sono sempre di più i vecchi consumer con esigenze più professionali anche se non dipendono da grandi aziende è che trovano un servizio come quello del blackberry il giusto compromesso tra utilità e “svago”. Ed è importante sottolineare che qui non si tratta di confrontare un iphone con un BB qualsiasi ma un iphone con un servizio che blackberry vende e vale molto di più del device che ti mettono in mano.

    E comunque la diffidenza verso iphone dovuta al jailbreack non mi sembra una testi che sta in piedi, anche i BB con il servizione BES sono ormai (quasi) facilmente craccabili. Con tutti gli accorgimenti del caso ormai si può bypassare lanche l’IT policy più strong.

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