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Storia

Il film su Jobs con Kutcher sarà girato nel garage di Los Altos

pubblicato da aWilito in: Varie Storia


Nelle scorse ore, è emersa una serie di nuovi dettagli riguardo il film su Steve Jobs con Ashton Kutcher e Josh Gad. Finalmente è stata comunicata la data ufficiale d’inizio delle riprese, il titolo è stato lievemente modificato e, soprattutto, il lungometraggio verrà in parte girato nella casa e nel garage di Los Altos in cui è nata Apple.

Il comunicato stampa originale, tradotto in italiano e ridotto per ragioni di spazio, recita:

Il film che ripercorre la vita di Steve Jobs, co-fondatore di Apple e carismatico maestro dell’innovazione, inizierà la fotografia principale a giugno e, in accordo con la volontà di perseguire accuratezza e autenticità, imprimerà su pellicola le scene iniziali nella casa di Los Altos dove Jobs è effettivamente cresciuto, e nel garage dove fondò Apple con Steve Wozniak.
Intitolato jOBS, il film avrà tra i membri del cast Ashton Kutcher nei panni dell’iconico visionario della Silicon Valley, e getterà nuova luce sui momenti più caratterizzanti e personali di Jobs, le motivazione, e la persone che lo guidarono. Il film si occupa di Jobs da quando era un giovane influenzabile e un hippie caparbio, passando ai successi iniziali e alla scellerata estromissione, per finire al ritorno da libro di storia e ai trionfi definitivi. Era un uomo intenzionato a cambiare il mondo, e ci è riuscito.

Commentando la notizia sul proprio blog, l’autore del libro “Insanely Simple,” Ken Segall, ha dato sostanzialmente la propria benedizione al progetto, pur se a modo proprio:

A quanto pare, ci sono due modi di fare un film su Steve Jobs. Puoi farlo indipendente, a basso costo, utilizzando il regista Joshua Michael Stern (chi?) e il neo-sceneggiatore Matt Whitely, e appioppandogli un titolo dozzinale come ‘Steve Jobs: Get Inspired.’ Oppure, puoi pagare un milione di dollari sonanti a Isaacson per i diritti sul suo libro, e prepararti a sborsare anche di più per tutto ciò che ne consegue. Questo, senza offesa, è quel che ha fatto Sony.

In ogni caso, si tratta d’una interessante novità. Dopo il salto, una spettacolare, storica fotografia di Woz impegnato nell’assemblaggio di un prototipo Apple tra skateboard, scale e tonnellate di cianfrusaglie. Tanto per entrare nell’atmosfera.

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Apple apre a Skolkovo, la Silicon Valley russa

pubblicato da aWilito in: Anticipazioni Apple Storia


Il quotidiano Izvestia afferma [qui una terribile traduzione in italiano] che Apple e altre importanti società high-tech statunitensi sono sul punto di aprire un proprio centro di Ricerca e Sviluppo presso il parco tecnologico Skolkovo, situato vicino Mosca. E qualcuno l’ha già definita la Silicon Valley russa.

La notizia è piuttosto asciutta:

Il tecnopolo di Skolkovo vicino Mosca è attualmente è in trattative con molte società di alto profilo come Apple, Google e Facebook per insediare le proprie strutture di ricerca e sviluppo nell’area. Skolkovo ha già stretto accordi con Microsoft, IBM, General Electric, Cisco e altri; nella visione dei sostenitori del progetto, la regione potrebbe diventare la Silicon Valley russa, sorretta da dozzine tra le principali società. Secondo la notizia, i portavoce ufficiali di Apple a Mosca hanno declinato di commentare tali indiscrezioni, ma il responsabile di Skolkovo Roman Romanovsky ha rivelato l’esistenza di un certo interesse nelle negoziazioni da ambo le parti. Non sembra che un accordo sia imminente, sebbene Romanovsky abbia manifestato la speranza che le trattative sfocino eventualmente in un accordo.

Per il momento, quindi, siamo di fronte ad una dichiarazione d’intenti o anche meno. Microsoft ha già pubblicato un comunicato stampa a riguardo, mentre da Cupertino tutto tace; tanto più che un centro di Ricerca&Sviluppo Apple lo sta già approntando in Isreaele. Si tratta di Anobit, una società specializzata in memorie flash acquisita all’inizio dell’anno senza neppure troppa fanfare mediatica.

Kodak accusa Apple di approfittare della situazione

pubblicato da aWilito in: Storia Brevetti


In seguito alla deposizione dell’istanza di fallimento, e nel tentativo di ripagare per lo meno i debiti contratti, Kodak sta preparando le carte per vendere al miglior offerente tutta la sua proprietà intellettuale, valutata nell’ordine dei 2,2-2,6 miliardi di dollari. Nelle scorse ore, però, ha accusato Apple di voler sfruttare questa bancarotta per smarcarsi dalla causa in corso e per ottenere tecnologie chiave a bassissimo costo.

La disputa ha radici antiche che affondano negli anni ‘90, quando le due società lavoravano assieme “per esplorare nuove modalità di sinergia su vari progetti inclusa la commercializzazione di fotocamere digitali Apple.” Eppure come mai, si domandano i legali di Kodak, Apple sta tentando di ottenere la paternità dei brevetti solo ora, a distanza di quasi 20 anni? A loro dire, Apple è il “più grande trasgressore dei propri brevetti sulle fotocamere digitali” e ogni sua mossa sarebbe dettata dalla volontà di livellare verso il basso l’asta sui brevetti, se non addirittura “ritardarla o farla saltare” del tutto. A Cupertino sostengono che sia tutta tecnologia uscita dal loro cilindro, però intanto fioccano pesanti denunce:

La società ha depositato tutti gli incartamenti presso la corte dichiarando:”La decisione di Apple di fare pressioni per la proprietà proprio ora… dovrebbe essere vista per quel che è, vale a dire uno stratagemma calcolato per impedire ai debitori di utilizzare il processo di vendita [per bancarotta] per ottenere un prezzo equo sul portfolio di Kodak nel campo della cattura digitale (oppure, per permettere ad Apple di acquistarli a prezzi stracciati e cancellare così la sua esposizione alla causa per infrazione di brevetto.

Per ora, comunque, la legge sembra dare ragione a Kodak: lo scorso marzo, infatti, il giudice Allan Gropper ha bloccato il contrattacco legale della mela giudicandolo “inappropriato,” ma le carte da giocare non mancano. Pare infatti che Cupertino stia tentando di avanzare pretese anche attraverso società collegate come FlashPoint Technology; su questo punto in particolare il giudice deve ancora pronunciarsi, ma intanto il 30 giugno -scadenza ultima decisa dalla Corte- si avvicina inersorabilmente.

I Data Center Apple alimentati esclusivamente da rinnovabili

pubblicato da aWilito in: Varie Anticipazioni Apple Storia


Proprio mentre la North Carolina Utilities Commission approvava ufficialmente la proposta di costruire un impianto solare da 20 Megawatt per il Data Center a Maiden (qui il PDF della delibera), Cupertino ha pubblicato una nuova pagina nella sezione ambientale del proprio sito in cui annuncia che presto tutti i suoi Data Center saranno alimentati al 100% da energie rinnovabili.

Allo stato attuale, una volta che verrà ultimata la costruzione del nuovo array solare, gli impianti di Cupertino saranno in grado di coprire il 60% del fabbisogno del Data Center di Maiden; il restante 40% verrà negoziato coi produttori di terze parti:

Stiamo costruendo due installazione di array solari dalle parti di Maiden. Questi siti utilizzano celle solari ad altissima efficienza e un avanzato sistema di tracciamento solare. Un’installazione da 20 Megawatt su 100 acri nei pressi del Data Center produrrà 42 milioni di kilowatt-ore (kWh) di energia l’anno. Un altro sito da 100 acri localizzato a poche miglia di distanza produrrà altri 42 milioni di kWh. Assieme, contribuiscono a 84 milioni di kWh di energia pulita e rinnovabile, fornita ogni anno. Quando anche le installazioni delle celle a combustibile a biogas da 5 megawatt saranno operative, forniranno più di 40 milioni di kWh/anno di energia rinnovabile. Ciò significa che Apple produrrà internamente una quantità sufficiente di energia -124 milioni di kWh- per alimentare 10.874 abitazioni civili.

E sorte analoga -anzi verde- dovrebbe toccare anche al Data Center di Prineville in Oregon e a quello di Newark in California. Sarà interessante scoprire se le promesse verranno mantenute; risale soltanto al mese scorso l’assalto degli attivisti al treno col carico di carbone diretto agli impianti che attualmente alimentano il Data Center di Maiden. A dire dell’analista IT di Greenpeace Casey Harrell, infatti, “Apple dovrebbe essere più trasparente riguardo al suo problema col carbone, e dovrebbe iniziare a prendere i provvedimenti necessari per risolverlo, così come hanno fatto altre società high-tech.” Tuttavia, non si può certo dire che a Cupertino manchino idee, impegno o volontà.

Apple prende possesso del dominio iPhone5.com

pubblicato da aWilito in: Storia iPhone 5


Una decina di giorni fa abbiamo parlato della richiesta formale, avanzata da Cupertino al World Intellectual Property Organization (WIPO), per ottenere il possesso del dominio iPhone5.com, al tempo occupato da un piccolo forum di discussione nonché da un numero esiguo di post e utenti. Il caso oramai è stato chiuso, e pare proprio che abbia vinto Apple.

Il giudizio del WIPO è chiaro: evidentemente si trattava d’un caso di cybersquatting, tant’è che ora sul sito oggetto del contendere è comparsa una pagina bianca, e il dominio è stato trasferito d’ufficio quattro giorni fa alla Corporation Service Company di Wilmington, con ogni probabilità un prestanome di Cupertino.

Questa mossa sembrerebbe suffragare ulteriormente l’ipotesi che la prossima generazione di telefono con la mela venga ribattezzata iPhone 5, ma non tutti concordano:

…non è necessariamente così che stanno le cose. Data la popolarità del nome tra le discussioni sul futuro iPhone, Apple potrebbe semplicemente aver deciso di proteggere i suoi trademark sull’iPhone mentre cerca di controllare i contenuti relativi a quella che si preannuncia una popolare destinazione per quanti ricercheranno informazioni sui prodotti della società.

Curiosamente, pare che invece di iPhone6.com Apple non si curi, almeno per il momento. Creato da una società di Dubai nel 2007, ha subìto diversi passaggi di mano fino ad arrivare ad un proprietario sudcoreano. Poi, dalla metà del 2010, le informazioni sul possessore sono state secretate e attualmente non vi è associato alcun sito. Qualunque cosa voglia dire.

Apple e le auto: Steve Jobs voleva creare la "iCar" prima di morire

pubblicato da Rosario in: Varie Storia

Prima della sua morte avvenuta lo scorso 5 ottobre, Steve Jobs avrebbe voluto che Apple si lanciasse anche nel mercato delle automobili, creando una vera e propria “iCar”. Lo ha rivelato Mickey Drexler, membro del consiglio d’amministrazione della società di Cupertino, durante una conferenza tenutasi qualche giorno fa:

“Guardate il mercato delle auto; è una tragedia in America. Chi disegna le auto? […] Il sogno di Steve prima di morrie era di disegnare una iCar. Sarebbe stata probabilmente al 50% del mercato. Ma non l’ha mai disegnata.”

Anche se la stima dell’impatto sul mercato può sembrare decisamente alta, così come il progetto di un’automobile lontano dal core business di Apple, c’è da dire che conoscendo la mente di Steve Jobs anche l’ipotesi di una iCar ci stupisce in modo contenuto.

Via | Electronista.com

Steve Jobs finisce in un libro per bambini

pubblicato da aWilito in: Varie Storia


Su Amazon è comparso un nuovo libro della serie “Who was” per spiegare ai più piccoli le cortesie e l’audaci imprese dei più grandi grandi personaggi della storia passata e dei tempi attuali. Questa volta, affianco a nomi del calibro di Leonardo da Vinci, Albert Einstein e la Regina Elisabetta, l’uomo carismatico oggetto della narrazione è nientemeno che Steve Jobs.

“Who was Steve Jobs” è un libro dedicato ai bambini scritto da Pam Pollack e Meg Belviso, e illustrato da John O’Brien. Ovviamente, la trama è stata un filo edulcorata per renderlo digeribile ai lettori più giovani ma contempla proprio tutto: la vita della storico iCEO dai tempi del garage in California fino ai giorni nostri, passando per l’avventura in NeXT, il “Think Different” e l’”Insanely Great” con tanto di timeline storiografica e bibliografia con le fonti.

Il tomo è edito da Grosset & Dunlap, frammento di Penguin, e costa pochissimo: appena 1,77€ in versione cartacea e 2,79€ in versione Kindle, leggibile anche su Mac e su iOS con la giusta applicazione. Una novità che non può mancare a chiunque si consideri un serio collezionisti di libri sul mondo Apple; peccato soltanto che non ne esista una variante in italiano.

Un rumor su Apple è costato 10 miliardi di dollari a Samsung

pubblicato da aWilito in: Anticipazioni Apple Storia


Farebbe ridere se non fosse che a qualcuno è costato soldoni sonanti. In seguito ad un rumor apparso su DigiTimes riguardante Apple e una presunta commessa di moduli DRAM, il titolo in borsa di Samsung ha subìto una spaventosa caduta da 10 miliardi di dollari complessivi. Questo è il peso della mela sui mercati.

È bastato che DigiTimes -non certamente noto per l’affidabilità delle sue indiscrezioni- scrivesse poche righe ieri mattina perché succedesse il finimondo:

Apple ha recentemente piazzato giganteschi ordini di memoria DRAM per portatili presso l’impianto di Elpida Memory a Hiroshima (Giappone), assicurandosi circa il 50% della produzione totale della struttura, secondo le fonti vicine all’industria. Pare che Apple utilizzerà i chip DRAM di Elpida per le prossime serie di iPad ed iPhone, nonostante il fatto che il produttore giapponese abbia formalmente avviato la bancarotta all’inizio dell’anno e sia in trattative per la cessione d’atività. […] Secondo DRAMeXchange, Samsung Electronics guidava il mercato globale di chip di DRAM per portatili con uno share del 53,8% nel quarto trimestre del 2011, seguito da Hynx con il 20,8%.

Un’ipotesi -l’acquisto di RAM da Elpida Memory piuttosto che da Samsung- che “non è stata confermata da alcuna delle società coinvolte” e che quindi potrebbe tranquillamente finire relegata nel vasto insieme delle leggende metropolitane e dei falsi allarmi di DigiTimes. Eppure, tanto è bastato perché perché le azioni Samsung crollassero del 6,2% in un colpo solo bruciando 10 miliardi di dollari; si tratta della più grave perdita registrata negli ultimi 4 anni.

Da questa storia possiamo trarre almeno due importanti lezioni. Cupertino, col suo peso specifico e la capacità di attrarre l’attenzione degli utenti, può mettere in ginocchio un produttore asiatico. Ma -ancor più importante- nonostante le aspre schermaglie legali, una fetta non indifferente del fatturato di Samsung dipende direttamente da Apple. Un bell’intreccio, non c’è che dire.

Gartner: il 7,9% del mercato globale di telefoni cellulari è di Apple

pubblicato da aWilito in: Storia iPhone


Niente più stime circoscritte al solo mercato degli smartphone. A guardare i numeri di Gartner, infatti, appare evidente che Apple detenga oramai il 7,9% del mercato globale della telefonia mobile. È in assoluto il terzo produttore al mondo dopo Nokia e Samsung.

Il fatto è che, per la prima volta dal 2009, ha avuto inizio un periodo di veloce transizione dai cosiddetti feature phone -i telefoni cellulari tradizionali- agli attuali smartphone dotati di OS evoluti come iOS, Android, Bada e così via; rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente, nel primo trimestre fiscali del 2012 gli smartphone sono cresciuti del 45% arrivando ad un totale di 144,4 milioni di unità. Apple da sola ha raddoppiato il proprio market share passando dal 3,9% all’attuale 7,9%, e questo con appena 3 modelli di telefono (di cui due pure vecchiotti) contro le migliaia di equivalenti Android.

A dire di Gartner, l’unico vero cavallo di battaglia e differenziatore chiave della concorrenza sta nei prezzi. Ciò però rischia di rendere il gioco insostenibile nel lungo periodo, soprattutto se consideriamo che -nonostante una presenza di mercato relativamente modesta- Apple si intasca il 74% dei profitti dell’intera industria.

E d’altro canto, con 35 milioni di iPhone commercializzati nel Q1 2012, Cupertino ha segnato un incredibile +96,2% su base annuale: è un ritmo di crescita più che doppio rispetto alla media del settore. Proprio mentre vanno inesorabilmente avanti il declino della piattaforma RIM Blackberry e l’estinzione praticamente certa di quella Symbian.

Prezzi degli eBook: ecco il video che incastra Jobs

pubblicato da aWilito in: Anticipazioni Apple Storia iBookstore


Quando il giudice Denise Cote ha negato la richiesta d’archiviazione avanzata da Apple e dai cinque editori USA sulla questione dei prezzi degli eBook, nella sentenza ha citato una “presciente predizione di Jobs” nel giorno del lancio dell’iPad secondo cui i prezzi degli eBook per i consumatori sarebbero stati “tutti uguali.” Ora il video di quel momento è spuntato online.

Il Dipartimento di Giustizia americano sostiene che Apple sia connivente -o addirittura parte attiva- nella creazione di una sorta di cartello sul prezzo degli eBook; parla esplicitamente di una “cospirazione” atta a manipolare artificiosamente i prezzi per gli utenti finali, ultimamente tutti livellati sui medesimi valori. E così, mentre alcuni editori -Simon & Schuster, Hachette e HarperCollins- hanno capitolato e rinunciato al Modello Agenzia, Apple, MacMillan e Penguin vanno avanti sostenendo che, semmai, prezzi gonfiati e pratiche anti-competitive erano all’ordine del giorno su Amazon.

Peccato però che la richiesta d’archiviazione non abbia trovato accoglimento, per lo più sulla base di una serie di registrazioni pubbliche che pongono in una situazione complicata le parti coinvolte. Il video di cui parliamo, disponibile a questa pagina, risale al 27 gennaio 2010, ovvero il giorno del lancio dell’iPad originale. Durante l’occasione, Walt Mossberg chiede a Jobs per quale ragione un utente dovrebbe spendere 14,99$ per un eBook quando su Amazon si trovano gli equivalenti cartacei a 9,99$. La risposta è ammantata di mistero ma chiarissima: “i prezzi saranno gli stessi… in realtà gli editori smetteranno di vendere i propri libri su Amazon.”

Conoscenza da insider degli eventi? Semplice astuzia d’un volpone di vecchio corso? Oppure si tratta d’una ipotesi ragionata? Di sicuro c’è che, proprio in quei giorni, Macmillan e Amazon erano sul fronte di guerra per i prezzi degli ebook; il primo voleva portarli a 15$, il secondo lasciarli a 9,99$. Tre giorni dopo il video, Macmillan ritirò effettivamente i suoi libri dal Kindle Store. Non sorprende quindi che, adesso, quelle dichiarazioni forniscano ulteriore solidità all’impianto accusatorio.