
Steve Jobs non è più l’amministratore delegato di Apple. Robert Scoble, giornalista, blogger, uno dei guru della Silicon Valley - qui il suo Scobleizer - ha scritto un lungo pezzo su The Next Web, raccontando il suo punto di vista su uno dei personaggi che hanno cambiato il mondo della tecnologia degli ultimi tempi. Scoble parte da un aneddoto. Alla presentazione dell’iPad 2, ricorda di aver voluto stare in prima fila, pur sapendo che in quella posizione non avrebbe potuto scattare foto: sentiva che quella sarebbe stata una delle ultime, forse direttamente l’ultima volta che avrebbe potuto vedere da vicino, in quel genere di situazione, Jobs. Aveva ragione.
Scoble torna indietro con la memoria: e la sua memoria coincide con i primi anni di Apple.
Quando ero alla Junior High (le nostre medie inferiori, ndt), a 12 anni, ricordo che aiutai a a tirar fuori dalla scatola il primo Apple II che la Hyde Jr High di Cupertino aveva acquistato. Da quello schermo verde e da quella scatola di plastica scura cominciò un rapporto con Apple che sarebbe durato per i successivi 34 anni.
Quello stesso anno, innamorato com’ero di quel nuovo computer che aveva acquistato la mia scuola (mio padre ne avrebbe comprato un modello migliore alcuni mesi dopo) mi feci coraggio e andai a visitare la primissima sede della Apple (quando ancora era solo un palazzo, molto più piccolo delle sedi di tante start up che visito oggi) chiedendo di fare un giro.
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Steve Jobs lascia il posto di amministratore delegato della Apple. Il Wall Street Journal ha scelto di ricordare il ceo di Cupertino, l’uomo che insieme a team straordinari ha cambiato il mondo della tecnologia degli ultimi decenni, con una serie di citazioni. Noi ne abbiamo selezionate e tradotte dieci.
Pensiamo che il Mac venderà alla grande, ma non lo abbiamo costruito per quello. L’abbiamo costruito per noi. Noi siamo stati il gruppo di persone che ha deciso se fosse un buon prodotto o meno. Non abbiamo fatto ricerche di mercato. Volevamo solo costruire il migliore prodotto possibile.
È complicato pensare al design di un prodotto con un focus group. Molte volte la gente non sa quel che vuole finché non glielo fai vedere.
[BusinessWeek, 25 maggio 1998]
Abbiamo disegnato delle icone sullo schermo così belle che vi verrà voglia di leccarle.
[parlando di Mac OS X, su Fortune del 24 gennaio 2000]
Nell’evento Apple non c’è spazio solo per il nuovo iPad 2 ma anche per una pletora di nuovi accessori tutti prodotti dall’azienda di Cupertino.
Si comincia con un cavo adattatore HDMI. E’ possibile collegarlo all’iPad per visualizzare il suo contenuto su dispositivi compatibili con lo standard video. Funziona con tutte le applicazioni, ha una qualità di 1080p e supporta la rotazione. Il suo utilizzo non richiede alcuna fase di setup o configurazione e quando lo si utilizza, il dispositivo di ricarica in automatico (esattamente come avviene con il cavo USB). Il suo costo sarà di $39,00.
Il secondo accessorio si chiama Smart Cover. Steve Jobs lo presenta come erede della custodia precedente che aveva la pecca di coprire il design del dispositivo, infatti si tratta di una cover e non di una custodia. Si tratta di prodotto estremamente sottile e pensato per agevolare l’uso del dispositivo inclinato: sia per la scrittura che per la visualizzazione di foto o video.
Il sistema costruttivo è davvero ingegnoso. Contiene dei magneti che lo tengono incollato al lato del dispositivo e si applica al display senza rovinarlo o graffiarlo poiché la superficie di contatto è in micro-fibra. E’ perciò molto facile da montare e smontare oltre che comodo per via dell’ingombro quasi nullo. La cover si monta su un lato utilizzando degli appositi magneti (tutto rigorosamente invisibile). Sarà commercializzato in due versioni: poliuretano e pelle. La prima costerà $39, la seconda $69. Per entrambe le versioni saranno disponibili diverse colorazioni.

Steve Jobs sale sul palco e in poco tempo mette a tacere mesi di bieche speculazioni sulle sue condizioni di salute. Dopo aver presentato i dati numerici più significativi dell’azienda, relativamente ad iPad, iPhone e iBooks si passa al prodotto che tutti stavamo aspettando: iPad 2.
Il nuovo iPad, la seconda incarnazione, ha un design hardware completamente rinnovato che comporta una velocità operativa più grande ed un nuovo processore: A5. Si tratta di un processore dual core, due volte più veloce del precedente. Il comparto grafico è fino a 9 volte più veloce del precedente processore. Il tutto mantenendo i consumi bassi, alla stessa stregua del vecchio processore.
La nuova architettura regala un altro primato al tablet di Cupertino: il primo al mondo con processore dual core ad essere venduti in grandi volumi. Sul fronte del design, il nuovo dispositivo viene finalmente dotato di fotocamera frontale e posteriore oltre che dei giroscopi di iPhone 4 ed iPod Touch.
Esteticamente l’iPad perde spessore di circa il 33%. Più sottile dell’iPhone 4 e più leggero del vecchio iPad (1,3 pounds contro 1,5). A completare il quadro arriva il dato sull’autonomia: 10 ore in modalità attiva ed un mese in standby. Circa le colorazioni, effettivamente le indiscrezioni erano fondate: sarà disponibile in versione bianca e nera.

Come avrete sicuramente notato, da qualche tempo abbiamo iniziato a dar voce diretta agli sviluppatori attraverso le interviste. Ogni giorno riceviamo parecchie segnalazioni di applicazioni per iOS e OS X e tra queste selezioniamo quelle più interessanti.
L’obiettivo di queste interviste è quello di condividere il dietro le quinte dello sviluppo per iOS con voi lettori. Ogni sviluppatore ha una sua storia, un suo background, una serie di ragioni che lo hanno spinto a misurarsi. Noi di melablog crediamo nel valore di questo background ed è per questo che con grande curiosità vi proponiamo le storie di questi sviluppatori.
Questa volta abbiamo scelto l’applicazione sviluppata da Fabrizio Bartolomucci. Si chiama Virtual Tags e l’idea di fondo è molto affascinante: permette di lasciare messaggi virtuali nello spazio circostante. Ma lasciamo la parola a Fabrizio.
Continua a leggere: GeoTagging all'italiana: intervista a Fabrizio Bartolomucci

Gli oli d’oliva è un applicazione per iPod Touch ed iPhone sviluppata dall’italiano Emilio Vacca. Come il titolo lascia intendere si tratta di un’applicazione che raccoglie tantissime informazioni relative ad uno dei tanti prodotti che l’Italia vanta a livello internazionale.
Più in dettaglio, l’applicazione contiene una ricca sezione dedicata alla storia dell’olio nelle diverse epoche storiche e nelle diverse zone del pianeta oltre che un dettagliato elenco di tutti gli oli più costosi assieme a quelli qualitativamente migliori. Ricca è anche la sezione inerente i diversi tipi di olive esistenti e i possibili accostamenti culinari. A completare l’opera sono stati inserite due sezioni rispettivamente riguardanti i corsi e i libri consigliati.
Gli oli d’oliva è disponibile tramite App Store al prezzo di € 0,79 in lingua italiana ed inglese. Dopo il salto trovate l’intervista ad Emilio Vacca, sviluppatore di Gli oli d’oliva.
Continua a leggere: Gli oli d'oliva per iOS - intervista ad Emilio Vacca
E anche il 2010 ormai ce lo siamo lasciati alle spalle. Che anno è stato per Apple? Intenso, per usare un eufemismo. Ma che anno è stato per Melablog? Quali sono stati i post più letti? Vediamo di fare il punto con una breve panoramica.
Il 2010 è stato l’anno dell’iPad: come disse Steve Jobs officiando la sua messa laica, il keynote in cui lo presentò allo Yerba Buena Center il 27 gennaio
L’ultima volta che c’era stata tanta emozione per una tavoletta, c’erano dei comandamenti scritti sopra
affermazione che tradotta in italiano rende meno rispetto alla versione originale
The last time there was this much excitement about a tablet, it had some commandments written on it
E che altro poi? Scopriamolo dopo il salto.
Continua a leggere: Il meglio di Melablog 2010: i post più letti dell'anno

Durante l’ultimo keynote, Steve Jobs ha presentato le nuove caratteristiche del prossimo sistema operativo: Mac OS X Lion (10.7). Una in particolare mi ha colpito particolarmente. Sto parlando del Mac App Store. C’era da aspettarselo che Apple potesse replicare il modello tanto vincente di iOS anche sul proprio sistema operativo. Tra l’altro in passato qualche rumor lo aveva predetto.
Mentre il CEO di Apple presentava il nuovo negozio di applicazioni, non facevo altro che pensare ad un software molto simile, già presente sulla piattaforma Mac da diverso tempo: Bodega. Bodega è un software che consente di acquistare applicazioni per Mac esattamente come avverrà nel nuovo Mac App Store. Quando fu sviluppato, molte riviste specializzate lo definirono il “Mac App Store” (senza accorgersene ne avevano anche indovinato il nome).
Al momento non si conoscono i dettagli legali dello store, in particolare se possano cambiare le regole che disciplinano la pubblicazione di software come Bodega ma c’è di fatto che sulla stessa piattaforma domani ci saranno due software identici, uno dei quali è di proprietà di Apple. Così ho pensato di scrivere una email direttamente agli sviluppatori di Bodega per chiedergli cosa accadrà al loro software adesso che è stata ufficializzata la controparte Apple.

Apple ha pubblicato il video del keynote del suo evento “Back to the Mac”, tenutosi ieri a Cupertino. L’azienda ha presentato il prossimo sistema operativo Mac OS X Lion, con molte funzionalità ispirate ad iOS per iPhone ed iPad. Il prossimo OS è stato mostrato in anteprima insieme alla nuova suite iLife ‘11 e l’utility FaceTime progettata per le video-chiamate su Mac.
A parte il software, Apple ha svelato i nuovi MacBook Air disponibili in due dimensioni. Entrambi i modelli, da 11,6″ e da 13,3″, sono già disponibili sull’Apple Store online. Per chi si fosse perso la diretta in streaming, buona visione.
[Via Apple]

E’ arrivato il momento del One More Thing. Steve illustra nuovamente la filosofia del nuovo sistema operativo puntando sull’hardware. A quanto pare c’è un vuoto tra un MacBook ed un iPad.
Illustra le caratteristiche dell’iPad (avvio istantaneo, batteria, FaceTime) dichiarando che sarebbe interessante ottenere un portatile con le stesse caratteristiche. E’ stato creato e si chiama MacBook Air.
Spesso solo 1,7cm e 0,28cm (la parte più sottile), con un peso di appena 1,32kg. La tecnologia di sviluppo è finalmente quella Unibody. Il trackpad è stato aggiornato. Il display ha una risoluzione di 1440×900 (come il MacBook Pro) con una dimensione di 13,3″, processore grafico nVIDIA GeForce 320m, FaceTime camera integrata e .
La novità è il sistema di memorizzazione: memoria Flash integrata nella main board. Più sicura, 90% meno ingombrante e due volte più veloce. L’autonomia della batteria è di 7 ore in navigazione e 30 giorni in standby.
Steve Jobs mostra l’interno della macchina è la stessa immagine apparsa pochi giorni fa. Il layout del prodotto è semplicissimo e molto pulito. La batteria è divisa in 4 comparti, è certo che non si possa sostituire da sé. Il nuovo portatile ha anche un fratello minore: 11,6″ per 1,04kg con una risoluzione di 1366×768. La durata della batteria è di 5 ore in navigazione.