
Lo avevamo anticipato tempo addietro: per rendere più appetibile la propria piattaforma pubblicitaria rispetto al potente -e più economico- omologo di Google, Apple ha promesso l’eliminazione dei budget minimi per le campagne e soprattutto compensi più alti per gli sviluppatori. Quando si dice la concorrenza.
Così com’era non funzionava, ciò è abbastanza chiaro. Non abbiamo molti numeri a confermarlo, ma l’impressione è che dopo l’iniziale polverone mediatico , il network pubblicitario con la mela ha perso sempre più accelerazione e consensi.
E così, per incentivarne l’adozione, a Cupertino hanno deciso di migliorare un po’ le condizioni per i partner, elevando al 70% (dal precedente 60%) gli emolumenti previsti per gli sviluppatori dietro ogni campagna iAd. Secondo AdAge, non si poteva evitarlo:
Il denaro extra compenserà le tariffe più alte e servirà come incentivo perché gli sviluppatori costruiscano i propri business sui dispositivi Apple, anche se potrebbero ottenere un audience o un’entrata maggiore creando app per dispositivi Google Android, che oramai superano per numero gli smartphone Apple negli USA.
Tale mossa arriva in seguito a una serie di tagli e rimodulazioni al listino anche piuttosto sostanziosi, come ad esempio la rimozione totale delle tariffe “per clic” dagli spot, che nella visione originale della mela si aggiungevano ai costi della campagna in sé e dello sviluppo.

In risposta alle sofferenze del mercato e alle spinte della concorrenza (ma anche per lenire il malcontento degli inserzionisti), Apple ha deciso di effettuare nuovi cambiamenti alla policy del programma iAd, la propria piattaforma di pubblicità mobile. Vincoli di budget meno stringenti per entrare, e soprattutto molti più introiti in mano agli sviluppatori.
Eravamo partiti da un budget minimo di 1 milioni di dollari e ora siamo arrivati a 100.000; in più, agli sviluppatori verrà riconosciuta una percentuale di guadagni pari al 70%, contro il 60% precedente. E’ la terza volta che Cupertino ritocca le soglie del budget minimo per una campagna iAd, e chissà se questo nuovo intervento sarà sufficiente. La società è infatti precipitata dal 19% di presenza sul mercato della pubblicità mobile statunitense nel 2010 al 15% del 2011; è praticamente passata dal secondo al terzo posto, rispettivamente dietro a Google e Millennial Media, quest’ultima ferma al 17%. Un lasso di tempo in cui invece Mountain View si è rafforzata, passando dal 19% del market share USA al 24%.
La speranza, manco a dirlo, è che il prodotto diventi appetibile per un ventaglio di clienti più ampio che in precedenza, soprattutto in virtù dei maggiori compensi erogati. E se prima Apple faceva pagare sia il canone fisso per 1.000 impressioni che una tariffa addizionale per i click-through, ora propone un più economico piano fisso ogni 1.000 impressioni, senza voci aggiuntive. E sarà pur vero che gli utenti iOS detengono il primato per quantità di click-through e fidelizzazione, a differenza di quelli Android, ma fino ad oggi -e contrariamente alle aspettative- iAd non ha ancora saputo valorizzare tali potenzialità.
Dell’acquisizione da parte di Apple di Polar Rose, società svedese specializzata in tecnologie di riconoscimento dei volti, avevamo già parlato a tempo debito. Da allora, per trovare un’implementazione tangibile di queste funzionalità abbiamo dovuto attendere la nuova versione di Photo Booth, integrata in Lion. Presto, tuttavia, il salto su iOS 5.
Per le feature di face detetcion non sarà creata un’applicazione dedicata, almeno secondo le indiscrezioni affiorate stamani sul Web; grazie alla pubblicazione di API pubbliche esclusivamente disponibili per iOS 5, ogni app -di sistema o di terze parti- sarà presto in grado di includerne le funzionalità e senza neppure troppo sforzo. Una scelta che, combinata con la creatività degli sviluppatori, darà certamente frutti di tutto rispetto per l’utenza.
A quanto pare, già nella loro versione preliminare, le API appaiono piuttosto sofisticate, e in grado non soltanto di tracciare il movimento dei volti, ma anche di riconoscere il posizionamento degli occhi e della bocca. Un’importante novità che verrà quasi certamente inglobata nelle app che già conosciamo: e l’ipotesi più gettonata, manco a dirlo, è di una versione di Photo Booth con riconoscimento facciale scritta per iOS.

Il network di pubblicità su dispositivi mobili InMobi mostra quanto i prodotti Apple si adattano rapidamente ai servizi online rispetto alla concorrenza. L’iPhone, l’iPod e l’iPad sono i tre prodotti Apple che da soli piazzano Apple al primo posto del mercato degli annunci per dispositivi mobili in Europa. Il risultato è tanto più sorprendente che le altre compagnie dispongono generalmente di maggiori prodotti sul mercato, come Nokia e Samsung, ma non sommano altrettanti contatti pubblicitari.
I dati sono relativi al mese di maggio 2011 e riguardano la rete di annunci di InMobi, la quale produce 35,7 miliardi di contatti pubblicitari al mese mondialmente. Di questi 35,7 miliardi, 3,8 miliardi sono prodotti in Europa. Sono cifre importanti che sono destinate a crescere: il mercato della pubblicità è in rapida espansione da noi, in particolare per gli smartphone che sommano crescita del 57% rispetto al mese precedente.
Buona parte della crescita di Apple, che dispone ora di un 19,5% del mercato pubblicitario, è dovuta agli utenti iPad, fa notare InMobi. L’iPad ha totalizzato 80 milioni di contatti a maggio in Europa, il che ne fa il sesto più popolare dispositivo nel continente. Questo dato non dovrebbe sorprendere, dato che secondo un recente report di conScore, iPad genera l’89% del traffico mondiale dei tablet e quindi praticamente monopolizza le piattaforme pubblicitarie su tablet.

Al momento, Apple ha smesso di offrire annunci pubblicitari su applicazioni mirate a un pubblico molto giovane. Gli inserzionisti del circuito iAd hanno comunicato ad Apple che preferiscono che i loro annunci vadano pubblicati su app usate da un pubblico più adulto.
La notizia è arrivata sotto forma di una mail a Mike Zornek, sviluppatore che ha pubblicato Dex, un navigatore gratuito per i Pokemon su iPhone e iPod touch. Il programma è evidentemente destinato a un pubblico giovane, che gioca ai Pokemon su Nintendo, come specifica lo stesso sviluppatore sul suo blog. Dopo un brusco calo delle entrate dovute agli iAd, Zornek ha chiesto spiegazioni a riguardo. Questa è la risposta da lui ricevuta:
Ciao Michael,
Periodicamente rivediamo le app nella rete iAd per assicurarci che tutte le app che ricevono annunci pubblicitari siano allineate con i bisogni dei nostri inserzionisti. Attualmente i nostri inserzionisti preferiscono che i loro annunci non appaiano in applicazioni mirate a un pubblico di giovani bambini, dato che i loro prodotti non sono pensati per questo target.
Apprezziamo la tua comprensione
Distinti Saluti,
iAd Network Support Apple, Inc. 1 Infinite Loop Cupertino, CA 95014
La posizione degli inserzionisti di iAd è d’altra parte comprensibile: il potere d’acquisto o l’attenzione rivolta a una pubblicità su iPad di un bambino piccolo sono praticamente nulli. Un pubblico adolescente o adulto ha molte più possibilità di interessarsi a un prodotto e di venire spinto dalla pubblicità ad acquistarlo.
[Via Mac Stories]
Contrariamente alle aspettative di Cupertino, per il momento iAd Gallery ha ricevuto poche attenzioni da parte degli utenti e ancora meno dagli inserzionisti; ha invece sollevato più d’un sopracciglio tra gli sviluppatori, visto che viola le stesse linee guida pubblicate da Apple e per di più somiglia sinistramente ad un’app bocciata tempo addietro.
A sollevare per primo la questione è Business Insider, secondo cui -in linea puramente teorica- la vetrina virtuale degli spot con la mela non avrebbe semplicemente dovuto essere pubblicata. Il contrasto con le linee guida dello store, recentemente aggiornate, si verifica al punto 8.3:
Le applicazioni che si confondono con prodotti o campagne pubblicitarie Apple saranno rifiutate.
Un modo sottile e gradito per evitare di intasare App Store con brochure virtuali, cataloghi punti e amenità siffatte. Il problema, in questo caso, non ci sarebbe visto che App Store è ufficialmente una dépendance di Cupertino e notoriamente il padrone di casa, a casa sua, si comporta come più gli piace. Ciò che urta maggiormente gli addetti ai lavori, semmai, è il fatto che l’idea di raccogliere gli spot iAd in un’unica app (ribattezzata Ads Tube) era già venuta ad un altro sviluppatore, che però ha ricevuto una sonora bocciatura in ragione della sua “mancanza di funzionalità”. Va da sé che le possibilità in questo caso sono due: o Apple l’ha impallinata perché ci stava già lavorando sopra, o l’ha semplicemente copiata.
D’altro canto, al di là delle conclusioni facili, occorre per lo meno sollevare la questione del copyright. Come sottolinea giustamente Rene Ritchie, a impedire l’approvazione c’erano delle questioni piuttosto plausibili di violazione della proprietà intellettuale, e comunque Apple non produce applicazioni di terze parti. Spesso, com’è avvenuto nel caso di iBooks, le app di sistema possono spingersi ben oltre i dettami di Cupertino e questa ormai è storia. Sì, Apple è Apple e voi no: prima o poi occorrerà farsene una ragione.
Diciamoci la verità: immediatamente dopo aver letto la notizia della pubblicità Toyota su Cydia molti di noi avevano già iniziato a scommettere sul tempo che sarebbe stato necessario ad Apple per accorgersi della cosa e prendere provvedimenti. Come riportato su ModMyI, non è passato neanche troppo tempo prima che Apple chiedesse ufficialmente a Toyota di rimuovere il tema dedicato alla propria vettura Scion tC.
Nonostante l’intenzione iniziale di Toyota di fare in modo che su Cydia restasse dunque la propria presenza, nell’annuncio fatto alla community direttamente da Kyle Matthews si legge che l’azienda automobilistica ha alla fine deciso di cedere alle richieste di Apple, per “preservare i buoni rapporti in corso tra le due aziende”.
Ricordiamo che la presenza di pubblicità “legalizzata” su Cydia era stata vista principalmente come una minaccia nei confronti di iAd, il servizio premium di pubblicità mobile creato da Cupertino.
Via | Macrumors.com

Brutte notizie per iAd, il servizio premium di pubblicità mobile creato da Cupertino. A quanto pare, dopo un iniziale entusiasmo, le vendite degli spazi sarebbero calate drasticamente e gli inserzionisti inizierebbero a nicchiare.
Non è un caso che a giusto la settimana scorsa siano stati pubblicati -su commissione di Apple- i risultati di una recente campagna iAd per Campbell’s, secondo cui lo spot con la mela garantisce una migliore riconoscibilità del marchio tra i consumatori rispetto a qualunque altra pubblicità televisiva. Segno che a Cupertino hanno fiutato il capitombolo, e gli inserzionisti si sono dati alla macchia:
Molti sviluppatori con cui ho parlato mi hanno confermato che i “tassi di riempimento” (degli slot pubblicitari, n.d.T.) per iAd sono calati drasticamente in seguito al Capodanno e devono ancora risollverasi. Il tasso di riempimento -la percentuale dell’inventario pubblicitario realmente occupato da uno spot- di due sviluppatori non legati tra loro è crollato dal 18% all’attuale 6%. E in alcuni casi per delle app più recenti, alcuni degli slot pubblicitari non sono stati riempiti, a differenza degli altri network di pubblicità mobile quasi del tutto saturi. Altri riferiscono di situazioni migliori ma, come dice uno sviluppatore, “sono decisamente calate”.

AdvertisingAge ha segnalato che sebbene News Corporation ed Apple stiano lavorando assieme allo sviluppo del The Daily per iPad, il servizio non utilizzerà iAd. La scelta è ricaduta in favore dell’azienda newyorkese Medialets. La notizia rivela che il The Daily opterà per un modello basato su abbonamento, che per la visualizzazione dei contenuti del quotidiano costerà $0,99 alla settimana.
Il servizio sarà disponibile gratuitamente per due settimane a chi vorrà valutare il passaggio dalla versione cartacea a quella digitale. Questo dettaglio potrebbe significare una modifica alle regole dell’App Store: Apple potrebbe aggiungere alcune clausole che consentano la pubblicazione di applicazioni gratuite per un certo periodo. Ammesso che non si opti per una soluzione già collaudata: spostare i controlli direttamente su Web.
Altri dettagli circa il quotidiano sono emersi per mezzo del direttore esecutivo di Virgin America: “Lo abbiamo visto all’opera solo nella fase di sviluppo e pensiamo che sarà altamente innovativo in termini d’uso e immagine”.

Per promuovere i propri servizi pubblicitari, Apple ha rilasciato nelle scorse ore un nuovo software per Mac ribattezzato iAd Producer. Si tratta di un’app potente ed elegante che semplifica la produzione di spot pubblicitari interattivi e ad alto impatto per i dispositivi iOS, con l’inconfondibile tocco di Cupertino.
Il software, capace di gestire automaticamente tutto il codice HTML5, CSS3 e JavaScript che si nasconde dietro ogni spot, offre facilità d’uso in punta di cursore nonché sofisticate funzionalità di editing e debugging per gli utenti avanzati. Tutto condito da un sistema di Template editabili che permette di riutilizzare e adattare schemi e componenti già utilizzati.
Quanto a funzionalità, iAd Producer non ha niente che manchi all’appello. Viene corredato da dozzine di Template che a loro volta contemplano caroselli video, mappe e gallerie interattive di immagini in stile CoverFlow. La Libreria dei Componenti permette di incastonare con facilità pulsanti, slider, e interruttori di alta qualità direttamente negli spot, ed una serie di animazioni ed effetti (scorrimento, dissolvenza, transizione a cubo etc.) sono disponibili con un semplice Drag&Drop. Il tutto corroborato da un simulatore che consente di visionare subito il lavoro fatto e apportarvi correzioni al volo laddove necessario.
A completare il corredo di feature troviamo infine l’Asset Library (cioè la libreria delle immagini, dei filmati e dei font SVG), l’editing/debugging di JavaScript, gli strumenti di validazione del progetto e infine quelli di ottimizzazione. Per maggiori informazioni, è possibile consultare la pagina dedicata all’app sul sito Apple. Tuttavia, almeno per il momento, iAd Producer è scaricabile esclusivamente dagli iscritti all’iOS Developer Program.