
Apple ha recentemente richiesto la registrazione del termine Macroscalar al Patent & Trademark Office degli Stati Uniti. Solitamente Apple registra segretamente i nomi dei propri prodotti in paesi come Trinidad e Tobago, per estendere poi la registrazione del marchio agli Stati Uniti e ad altre nazioni solo in prossimità del lancio ufficiale del prodotto.
In effetti il termine Macroscalar è stato già utilizzato da Apple fin dal 2004 per registrare quattro brevetti relativi ad una particolare architettura da utilizzare nei processori per gestire in modo ottimale alcuni tipi di istruzioni, ma fino ad oggi questi brevetti non sono mai stati utilizzati in nessun prodotto.
Il processore macroscalare genera in fase di compilazione le istruzioni successive, in questo modo quando un ciclo di elaborazione dati viene completato il successivo set di istruzioni e pronto per l’esecuzione, inoltre può anche precaricare set di istruzioni sequenziali che girano all’interno o in mezzo a due cicli, velocizzando notevolmente l’esecuzione.
Apple potrebbe aver adottato questa tecnologia nel nuovo processore Apple A6 che equipaggerà il prossimo iPad 3, ottimizzando la compilazione del codice di iOS per questa nuova architettura, in modo da sfruttare sapientemente i quattro core del processore.
Dal punto di vista dell’utente tutto questo dovrebbe tradursi in un incremento delle prestazioni con un minor consumo di energia, per mantenere elevata l’autonomia dell’iPad 3 nonostante il notevole incremento di potenza rispetto alle generazioni precedenti.
[via patentlyapple]
A distanza di quasi due anni dalla presentazione dell’originale concept iWatch, ADR Studio ne propone una versione aggiornata che segue gli stilemi del concept dell’iPhone 5 sempre ad opera di Antonio De Rosa.
Nell’ultimo anno sono stati annunciati diversi smartwatch, ma solo in pochi sono arrivati allo stadio finale della commercializzazione. La prima azienda a credere in questo genere di dispositivi è stata Sony Ericsson con il Live View, qui la recensione, in vendita da oltre un anno a circa 50 €, ma compatibile solo con smartphone Android. Al recente CES di Las Vegas, Sony Ericsson ha presentato lo SmartWatch, un’evoluzione del LiveView con un’interfaccia più fluida ed una maggiore autonomia a fronte di un prezzo annunciato di 159 $.
Motorola da alcuni mesi vende negli Stati Uniti a 299 $ il MOTOACTV, uno smartwatch pensato sopratutto per chi pratica attività sportive, mentre proprio oggi dovrebbe essere avviata la commercializzazione dell’italianissimo i’mWatch, con prezzi che partono da 249 €.
Apple dal canto suo non ha ancora ufficialmente lanciato uno smartwatch, ma le piccole dimensioni dell’iPod nano di sesta generazione e la relativa applicazione dell’orologio hanno fatto esplodere un fiorente mercato di cinturini per indossarlo al polso. L’aggiornamento firmware dell’iPod nano ha addirittura aggiunto ulteriori quadranti all’applicazione dell’orologio, ma quello che manca al piccolo iPod è una connessione wireless per trasformarlo in un vero e proprio smartwatch. L’adozione del protocollo Bluetooth 4.0 a basso consumo nei recenti dispositivi Apple potrebbe essere la molla per trasformare l’idea di un iWatch in un dispositivo reale.
Somiglierà pure ad “una modifica spinta d’una fuoriserie”, ma il risultato dell’esperimento condotto da Dave Helmly di Adobe è di tutto rispetto. Sul suo blog, ha infatti pubblicato un video che dimostra l’enorme potenza d’elaborazione raggiungibile su un MacBook Air con processore Core i7 a 1.8 GHz, appena 4 GB di RAM e una miracolosa porta Thunderbolt. E se il Mac Pro diventasse una scheda d’espansione?
Si tratta di un concept, ma aiuta a capire il bivio di fronte al quale si trovano gli ingegneri di Cupertino. Un MacBook Air 13″ dalla normalissima dotazione hardware rende in fase di editing come e meglio d’un Mac Pro, se alla sua porta Thunderbolt colleghiamo un paio di schede che accelerino l’elaborazione video. E’ bastata questa configurazione:
Un sistema Windows mostra un processore Core i7 a 1.8 GHz con 4 GB di RAM, ma Dave lo spinge oltre il suo pieno potenziale con una scheda Red Rocket installata all’interno di uno chassis Sonnet con supporto a Thunderbolt. Usa anche una periferica di riproduzione UltraStudio 3D della Blackmagic, che consente altissime prestazioni durante la cattura di video HD e 2k e che è in grado di gestire stem a 1080p a piena risoluzione per i contenuti 3D stereoscopici.
Intendiamoci, parliamo di hardware aggiuntivo che costa come un paio di MacBook Air, e soprattutto stiamo limitando questi exploit di potenza ad ambiti ben precisi. Il che equivale a dire che, in caso di esigenze diverse dall’editing video, molto probabilmente sarebbe necessario passare ad altre soluzione. La scoperta apre tuttavia le porte ad un nuovo tipo di periferica Apple, una sorta di modulo acceleratore da collegare a qualunque Mac senza configurazioni né aperture di chassis. Con un po’ di lungimiranza tutto, dall’hard disk alle schede PCI, potrebbe finire al’interno d’un sistema siffatto.
E se fosse questa una delle ragioni per cui il Mac Pro sembra condannato all’estinzione? Per trasformarsi in un costoso modulo aggiuntivo da acquistare separatamente? A giudicare dai commenti di chi lavora nel campo l’idea parrebbe impraticabile, ma con Apple non si sa mai come va a finire. Attendiamo trepidanti.
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Sappiamo che Apple guida incontrastata la classifica di vendite dei tablet ed altrettanto si può dire per quella degli ultrabook, così come sappiamo che le vendite di iPhone sono superiori a quelle di qualsiasi altro smartphone, eppure Apple sembra essere ancora un’azienda di prodotti di nicchia.
Un’indicazione di quanto in realtà Apple sia cresciuta negli ultimi anni la fornisce un’indagine di Gartner, che ha stilato la classifica delle aziende che nel 2011 hanno acquistato più semiconduttori, ovvero i microprocessori, le memorie flash ed i chip necessari per assemblare i prodotti finali.
In questa speciale classifica Apple è balzata dal terzo posto del 2010 al primo posto del 2011, con una crescita del 34.6%, superando due colossi come HP e Samsung e lasciandosi alle spalle aziende del calibro di Dell, Nokia e Sony.
Secondo Masatsune Yamaji, analista di Gartner, il traino maggiore per l’acquisto di semiconduttori è dovuto alla diffusione degli smartphone, dei tablet e delle memorie a stato solido, tre settori dominati proprio da Apple, mentre le aziende che hanno visto diminuire le loro quote di mercato in questi settori hanno anche ridotto gli acquisti di semiconduttori.
[via gartner]

Nella biografia di Walter Isaacson emerge chiaramente la volontà di Steve Jobs di rivoluzionare il settore dei libri di testo, la televisione e la fotografia, portando così a compimento la sua visione di un modo alternativo ed innovativo di fruire e produrre i contenuti.
La rivoluzione nel settore dei libri di testo è appena cominciata, del televisore orma si parla da tempo ed entro fine anno dovrebbe tradursi in realtà, mentre per quanto riguarda la fotografia al momento non si hanno idee precise di cosa stesse architettando Jobs. Antonio De Rosa ha ad esempio immaginato un dispositivo da abbinare ad un iPhone chiamato iCam, ma mentre ne descrivevo le caratteristiche nel relativo post non ho potuto fare a meno di citare l’innovativa fotocamera Lytro, che grazie ad un nuovo tipo di sensore permette di mettere a fuoco i vari particolari di una fotografia dopo che è stata scattata.
Ebbene nelle anticipazioni che circolano sul libro Inside Apple di Adam Lashinsky, viene riportato il seguente paragrafo:
Il CEO di Lytro, Reg Ng, un geniale informatico dell’università di Stanford, chiamò Jobs che velocemente rispose e disse: “Se sei libero oggi pomeriggio possiamo incontrarci.” Reg Ng si catapultò a Palo Alto, mostrò a Jobs una demo della tecnologia Lytro e parlò del design del prodotto, su richiesta di Jobs gli inviò una email in cui specificava tre cose che Lytro avrebbe potuto fare con Apple.
Probabilmente Jobs ha dato molti suggerimenti a Lytro, il design ed il carattere innovativo del prodotto fanno subito pensare ad un prodotto Apple, ma forse Cupertino non ha potuto adottare da subito questa tecnologia in un proprio prodotto perché ancora immatura, al momento infatti le foto prodotte da questa fotocamera hanno una risoluzione di solo 1.2 megapixels, 1080 x 1080 pixel, non registra video e le dimensioni del sensore e dell’ottica rendono al momento impossibile integrarla in un dispositivo come l’iPhone, ma in futuro le cose potrebbero cambiare.
[via macrumors]

L’elevata qualità delle foto realizzate con un iPhone 4S è dovuta in parte alle 5 lenti che formano l’obiettivo ed in parte all’ottimo sensore CMOS da 8 megapixel retroilluminato prodotto da Sony.
Nei giorni scorsi Sony ha presentato un nuovo tipo di sensore CMOS destinato proprio alle fotocamere dei dispositivi mobili, realizzato con una nuova tecnologia costruttiva che permette di ospitare i circuiti sotto il sensore, con il vantaggio di ridurre le dimensioni complessive ed aumentare la specializzazione del sensore e dei circuiti per ottenere una migliore qualità delle immagini.
Il sensore è basato sull’innovativa tecnologia RGBW Coding di Sony che aggiunge ai tradizionali sensori dei tre colori, rosso, verde e blu, anche il sensore del bianco per diminuire il rumore e scattare immagini di qualità anche in condizioni di scarsa illuminazione o per realizzare video con colori brillanti anche in controluce grazie alla funzione HDR (High Dynamic Range) Movie, come visibile nel video dopo il salto.
I primi esemplari di questo nuovo sensore saranno disponibili a partire da marzo nella versione da 8 megapixel ed a giugno nella versione da 13 megapixel, giusto in tempo per l’inizio della produzione del prossimo iPhone 5 la cui uscita è prevista verso ottobre.

Continua a leggere: iPhone 5 monterà il nuovo sensore di immagini Sony ?

Warren East, CEO di ARM Holdings, ha dichiarato in un’intervista alla Reuters che i nuovi processori Intel Medfield possono andar bene per far funzionare uno smartphone, ma non possono competere con l’architettura ARM:
E’ inevitabile che Intel contribuisca a progettare alcuni smartphone, noi consideriamo Intel come un serio concorrente. Saranno mai leader nell’efficienza energetica? No, naturalmente no, ma hanno molto da offrire.
Hanno preso qualche progetto che non era stato pensato per gli smartphone e lo hanno letteralmente ritagliato per ridurre i consumi, in modo che potesse andar bene per uno smartphone.
Mentre stava progettando l’iPad Apple provò ad utilizzare anche una versione a basso consumo del processore Atom, ma alla fine decise che il processore Intel non era abbastanza efficiente per il tablet e sviluppò il processore A4 basato su architettura ARM.
East, per contro, non nasconde la propria gioia nel vedere che anche Microsoft ha deciso di portare il nuovo Windows 8 su tablet dotati di processori ARM, una mossa non da poco per lo storico alleato di Intel.
[via reuters]

Intel ha presentato al CES di Las Vegas i nuovi processori della serie Medfield espressamente dedicati ai dispositivi mobili, come tablet e smartphone, per cercare di arginare lo strapotere dei processori ARM in questo settore in continua crescita ed espansione.
Dave Whalen, vicepresidente del gruppo che si occupa delle architetture dei processori Intel, ha affermato che l’azienda ha realizzato il processore parlando con tutte le aziende del settore, compresa Apple:
Quando abbiamo iniziato lo sviluppo lo scorso aprile abbiamo preso la decisione di focalizzarci su Android, Windows ed altri sistemi operativi, avendo capito che ci saranno delle opportunità. Non si tratta di un “no”, si tratta solo di un “no adesso”. Quando i tempi saranno maturi cercheremo di supportare altri sistemi operativi.
Whalen ha aggiunto che iOS continua a crescere e che anche Apple è stata coinvolta negli incontri che hanno portato alla definizioni delle specifiche. Apple d’altra parte utilizza da diversi anni i processori Intel su tutta la gamma Mac, ma per i dispositivi iOS utilizza i propri processori basati sull’architettura ARM.
Secondo Intel i processori per dispositivi mobili devono essere sopratutto parchi in termini di richieste energetiche è non c’è alcun bisogno di ricorrere ad architetture multi-core, ecco perché l’architettura Medfield si basa su un unico core.
I primi dispositivi Android basati sui SoC Medfield dovrebbero debuttare verso la seconda metà del 2012 prodotti da Lenovo e Motorola, proprio quando debutterà il nuovo iPhone, dotato probabilmente del nuovo processore Apple A6 quad-core. Vedremo quale architettura risulterà più performante, non solo in termini di prestazioni, ma anche di autonomia della batteria.
[via thelegraph]

Da Russound arriva uno speaker da esterni chiamato AirGo e caratterizzato da una peculiarità: non possiede un supporto nativo ad AirPlay come molti altri prodotti simili ma dispone piuttosto di un alloggiamento dedicato alla Airport Express. Cose da CES 2012.
Dal punto di vista dell’hardware, parliamo d’uno speaker estremamente ben costruito e solido, costituito per lo più di materiali metallici e in grado di resistere degnamente alle condizioni atmosferiche più impervie. La comoda maniglia superiore consente di portarlo via con facilità, e la qualità audio è garantita dai 40 watt di potenza, dal woofer da 6,5 pollici e da un paio di tweeter da 1 pollice. In generale, chi ha avuto modo di testarlo afferma che l’output è più che adeguato “per le feste educate”; a tutto volume crea invece qualche artefatto, ma in generale parliamo di prestazioni irraggiungibili da qualsiasi altro dispositivo AirPlay.
E qui arriviamo alla particolarità della AirGo: possiede nella base un alloggiamento dedicato alle comuni AirPort Express, da cui mutua le funzionalità di streaming wireless. E il sistema è fatto in modo tale che la luce del LED proveniente dalla basetta riesca a filtrare attraverso il case; in questo modo è possibile determinare in ogni momento il corretto funzionamento dell’apparato senza doverlo fisicamente aprire e richiudere.
Il costo del gingillo? Non proprio economico: 399$ esclusa l’Airport Express, che è necessaria ma non fornita. Un prezzo che risulta tuttavia più che giustificato in misura della bontà del prodotto. Le conclusioni sono di Tuaw:
…non è certamente un affare Bluetooth plasticoso che infili nello zaino. E’ un prodotto per gente che ci tiene alla qualità e alla durabilità, e che probabilmente spende parecchio tempo attorno alla piscina o anche dentro casa. Seriamente, credo che anche le società di catering possano trarne vantaggio per mettere su una musica ambientale ad un evento. […] Vi godrete probabilmente queste casse per molti anni.

Nei meandri della beta di iOS 5.1 è stata scoperta una nuova sigla che identifica le caratteristiche dei processori ARM supportati dal sistema operativo dei dispositivi mobili Apple.
Come visibile dagli screenshot qui sopra la sigla core.1 fa riferimento al processore ARM dual core Apple A5, mentre la sigla core.0 si riferisce al supporto per i processori single core come l’Apple A4. Un ipotetico processore con triplo core, secondo logica, dovrebbe quindi essere identificato dalla sigla core.2, mentre core.3 potrebbe indicare il supporto ai processori quad core.
Al momento non è ancora certo che il nuovo processore Apple A6, che probabilmente verrà adottato sul prossimo iPad 3, sia un quad core, ma questo potrebbe essere un buon indizio. La potenza di un simile processore potrebbe essere indispensabile per pilotare l’alta risoluzione del Retina Display o per far girare applicazioni che necessitano di una grande potenza di calcolo, come giochi in 3D o software di editing come Final Cut Pro su iOS.
Tra l’altro la concorrenza si sta facendo sempre più agguerrita ed Asus ha già annunciato un tablet Android con processore ARM quad core, per cui Apple non starà certo ferma a guardare.
[via 9to5mac]